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Normativa fauna selvatica

NORMATIVA INERENTE ALLA GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA DA PARTE DEL VETERINARIO LIBERO PROFESSIONISTA

La fauna selvatica viene spesso soccorsa da privati cittadini che si rivolgono poi alle strutture veterinarie in cerca di assistenza. Purtroppo si è potuto verificare che solo raramente il medico veterinario sa come approcciarsi ad essa, sia dal punto di vista clinico (uccelli o mammiferi selvatici sono ben diversi dai corrispettivi domestici o esotici detenuti come pet) sia dal punto di vista burocratico e legale. Quest’ultimo aspetto, però, è di fondamentale importanza per lavorare con professionalità senza rischiare di incappare in problemi con la legge.

La legge principe, la prima che al suo interno pone il tema del recupero dei selvatici, è la 157/92. Essa ha per titolo “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” e regolamenta l’attività venatoria; inoltre, prevede che le regioni dispongano norme sui temi del soccorso, della detenzione temporanea e della successiva liberazione della fauna selvatica in difficoltà.

Il primo aspetto fondamentale di questa legge è che, secondo l’articolo 1, comma 1, la fauna selvatica viene definita “patrimonio indisponibile dello Stato” quindi qualunque tipo di fruizione privata non è ammesso. La legge tutela le specie di fauna selvatica, appartenenti alle classi di mammiferi ed uccelli, in stato di naturale libertà e presenti sul territorio nazionale stabilmente o temporaneamente (quindi vengono considerate anche le specie migratorie). Da questa legge sono invece esclusi: gli animali domestici e gli animali sintropici, la “fauna minore” (rettili, anfibi, pesci e invertebrati); animali di importazione e animali nati o riprodotti in cattività.

Viene inoltre vietata la cattura di animali selvatici, la raccolta di uova, il prelievo dei nidi e l’asportazione dei piccoli nati; l’unica circostanza in cui è consentita la cattura è la sottrazione a sicura morte o distruzione.

Quindi qualsiasi tipo di raccolta di fauna selvatica, adulta o neonata, uova e nidi da parte del privato cittadino, qualora essi non siano esposti a reale minaccia, è assolutamente vietata; l’ammenda prevista a tal proposito è pecuniaria oppure l’autorità può ricorrere alla detenzione penale. A tal proposito i problemi maggiori si riscontrano coi pulli nidifughi (i più comuni sono i rapaci notturni e alcuni passeriformi come, ad esempio, il merlo): essi tendono ad uscire dal nido ben prima che siano completamente autonomi dai genitori e, agli occhi del non esperto, possono risultare abbandonati; la stessa cosa riguarda i piccoli di capriolo e lepre, lasciati incustoditi dai genitori mentre si mimetizzano nell’erba per buona parte della giornata. Qualsiasi azione dell’uomo su questi animali può causare stress e indurre l’abbandono da parte del genitore.

La legge vieta espressamente la detenzione di fauna selvatica, sia viva che morta, ad eccezione di quella legalmente denunciata, e autorizza la detenzione temporanea di fauna viva esclusivamente a quelle strutture, autorizzate dalle Regioni, dove si eseguano la cura e la riabilitazione della stessa.

L’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica fornisce la definizione di fauna autoctona,: si intendono le specie e sottospecie presenti naturalmente in una determinata area, dove si siano originate o siano giunte senza l’intervento umano, sia esso accidentale o intenzionale.

Altre specie (animali non omeotermi) sono comunque tutelate dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Berna, dalla CITES, ecc., che ne vietano la cattura, il commercio e la detenzione.

La regione Lombardia ha emanato la Legge Regionale numero 26 del 16 agosto del ’93 (“Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria”), in cui vengono approvate le norme previste dalla 157/92 e conferisce alle strutture idonee la possibilità di attività di recupero, cura, riabilitazione e rilascio della fauna selvatica. La regione si è impegnata ad autorizzare alcune strutture a tale compito.

Quindi cosa possiamo fare?

L’animale selvatico può quindi essere detenuto, da parte di chi lo ha soccorso, per un massimo di 24 ore, nelle quali ha l’obbligo di recarsi presso un centro di recupero autorizzato oppure informare gli organi competenti esempio la polizia provinciale. Un veterinario libero professionista deve prestare il primo soccorso all’animale in caso di pericolo di vita, nei limiti della competenza in materia, effettuando egli stesso la consegna un organo competente (Polizia Provinciale) o ad un centro autorizzato, oppure la liberazione nel luogo di raccolta, qualora non sussistesse ragione per il prelievo dell’animale dalla natura e vi siano le condizioni per farlo. Il veterinario di fronte alla legge, autorizzato dalle autorità competenti o su richiesta si deve comportare come un cittadino, egli non può attuare alcuna forma di detenzione superiore alle 24 ore.

Per ulteriori approfondimenti sulla materia è possibile consultare il documento disponibile su: http://www.recuperoselvatici.it/pdf/03_normativa.pdf

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