La farsa del taglio orecchie nei cani

IMG 8222Le razze di cani sono centinaia, in forma, dimensione, indole e abilità, hanno origini antichissime o moderne, ce n’è per tutti i gusti e ciascuno può scegliere quella che più aggrada o più gli è utile. 

Nel corso del tempo, a causa di utilizzi e scopi non particolarmente definiti, all’uomo è preso il peculiare vezzo estetico/utilitaristico di intervenire col ferro e col fuoco per modificare ciò che la genetica agli albori evidentemente non poteva: tagliare code con accette o legacci, amputare orecchie con lame arroventate o a morsi, fermare il sangue con la brace e le erbe, cercare così di ottenere caratteristiche diverse da quelle imposte dai cromosomi.

 

I secoli passano, l’uso del cane si modifica, ma per motivi ignoti resta il desiderio e la voglia di continuare a modificare le forme dei cani nati con altre fattezze in modo prepotente e doloroso, pavoneggiandosi poi col risultato sui social network: foto del cane “amputato” gridando ai quattro venti quanto sia bello sono all’ordine del giorno.

In alcuni paesi ci si è accorti un pò prima che l’amputazione di code e orecchie sia senza alcun senso e cosi la legge provvede vietandone la pratica. Anche in Italia, con qualche ritardo rispetto ad altri, è diventato illegale amputare code e/o appendici auricolari a meno che non ci sia un grave problema sottostante di tipo medico certificato dal veterinario.

Purtroppo però, dimenticando di modificare gli standard delle razze che vetustamente e spietatamente ancora richiedono le cosiddette “sforbiciate”, si persiste, in mostre ed esibizioni canine, ad un applaudire e a un premiare il cane “amputato”. Un po’ come se a Miss Italia si premiasse la ragazza che ha subito più interventi estetici e non quella bella come madre natura l’ha fatta.

Ironia della sorte sembra che tutti i cani di razza “amputabile” abbiano una maledizione: si massacrano esattamente a 3 mesi le orecchie in modo simmetrico e bilaterale o hanno otoematomi non rispondenti a terapia o sono vittima di qualunque altra cosa la cui unica soluzione efficace è un’amputazione bilaterale dei padiglioni auricolari guarda caso secondo i canoni estetici della razza.

Per nascondere che la faccenda odora di marcio, compaiono improvvisamente decine di certificati che attestano che il cane è stato sottoposto a un intervento chirurgico ripartivo effettuato per lo più da medici veterinari compiacenti, in altri casi i certificati sono falsi e in altri ancora redatti all’estero da medici veterinari esteri.

Noi, come Ordine dei Medici Veterinari di Milano, ci chiediamo: Quando le esposizioni e il mondo “civile” della cinofilia internazionale metteranno fine a tutto ciò vietando l’ingresso o almeno non premiando il cane massacrato?

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